Umanizzare i cani fa male: ecco perché

Amare il proprio cane è naturale e giusto. Interagire con un cane, è ormai dimostrato, porta a vantaggi dal punto di vista fisico, sociale ed emotivo. Per molti è un membro della famiglia, un vero e proprio figlio.

Il problema sorge quando li umanizziamo. Come ben sappiamo, la psicologia del cane è ben diversa da quella degli umani e le differenze si estendono anche al livello del linguaggio.

Dobbiamo dunque analizzare le motivazioni che portano a umanizzare un cane, attribuendogli comportamenti e sentimenti più tipicamente umani, e cosa questo comporta.

 

Colmare un vuoto

Tante volte si adotta un cane per sopperire a delle mancanze, colmare un vuoto, risanare una ferita. E ci si lega in modo morboso, dimenticandosi di alcune sostanziali differenze tra un cane e un figlio e che, soprattutto, un affetto non può risolvere alcuni problemi personali.

La primissima delle differenze tra un essere umano e un cane è la durata media della vita. Amare un cane quanto un figlio si può, purché non si perda di vista l’idea che prima o poi ci lascerà, e che con molta probabilità sopravviveremo al nostro amico. Per questo, è essenziale mantenere il focus su questo non trascurabile dettaglio e prepararci all’evento in modo sano e consapevole.

E dobbiamo prepararci a vivere il lutto per quello che è: la perdita di un cane e non quella di un vero e proprio figlio. Dell’importanza di affrontare la dipartita parliamo ampiamente qui.

 

Il cane come surrogato

Un cane non è un’alternativa a un figlio, bisogna capire che parliamo di due cose diverse. Eppure a volte succede che si adotti un cane con l’intento di rimpiazzare una mancanza a seguito della perdita di un figlio o nell’impossibilità di averne. Esistono famiglie che scelgono in modo sano di adottare un cucciolo che aiuti nella ripresa, ma esistono anche casi di affetto morboso e fuori controllo.

Un cane non ha bisogno delle attenzioni continue che invece richiede un bambino, né di essere tosato o dipinto, o riempito di accessori. Il nostro cane ha una percezione di sé diversa da quella che hanno le persone, e un legame molto identitario con il proprio aspetto.

 

Conseguenze

Inoltre, rasare il pelo del cane gli impedisce di filtrare bene i raggi del sole e proteggersi dalle scottature. L’errore grande è credere che il nostro cane abbia bisogno di una tosatura come noi di un nuovo taglio di capelli per “stare più freschi”.

La stessa cosa vale per gli abbracci o i vestitini: nostro figlio apprezzerebbe, il nostro cane no. Per un cane è come essere costretti in una morsa, impossibilitati a muoversi. Tenteranno probabilmente a divincolarsi, e anche in quel caso spesso si fraintende il gesto. Il cane sta solo cercando di recuperare il suo spazio, ma chi umanizza gli animali tenderà a percepirlo come un gesto dettato dalla stizza.

Esistono poi le differenze di linguaggio. Ci aspettiamo che il nostro cane comprenda ciò che diciamo quando parliamo con lui, o siamo noi a decodificare male alcuni atteggiamenti del cane. Per esempio, spesso e volentieri ci si dimentica che il nostro cane ha una memoria molto breve e anche a distanza di tempo lo si rimprovera inutilmente.